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Francis A Sullivan, professore di teologia all'università Gregoriana di Roma, ha scritto un libro intitolato "Dagli Apostoli ai vescovi" e riconosceva che il problema di una linea diretta di successione e' storicamente difettoso.

Egli scrive:"Una conclusione sembra ovvia: Né il Nuovo Testamento né la storia cristiana primitiva offre sostegno ad una linea di successione ininterrotta da Cristo attraverso gli Apostoli fino ai vescovi di oggi." Con candore storico questo erudito professore ammetteva che non vi è alcuna catena storica fra Pietro ed i suoi supposti papi successori. Comunque i primi scritti cristiani sono abbastanza chiari che dopo la morte degli apostoli la chiesa operò tramite congregazioni LOCALI e non sotto un comando centrale. Firmiliano 230.a.d. - 268 a.d, vescovo di Cesarea criticava Stefano, vescovo di Roma, a causa della sua affermazione di essere successore di Pietro. "Sono giustamente indignato a questa aperta e manifesta follia di Stefano......che si fa grande del suo episcopato ed afferma che egli detiene la successione di Pietro'”. Firmiliano scrisse poi a proposito del suo disaccordo con Stefano:"Con così tanti vescovi in giro per il mondo" e poi per rendere chiaro il concetto che Stefano non aveva alcuna autorità su questi vescovi aggiunse:"Perchè mentre tu pensi che puoi scomunicare tutti questi tu ti sei in pratica scomunicato da solo".

In un'altra occasione Stefano cercò di dimostrare questa sua SUPERIORITA' SOPRA IL CONCILIO dei vescovi dell'Africa sul problema se un eretico potesse essere ribattezzato. Nell'anno 258 Cipriano, vescovo di Cartagine, chiamò un concilio di 87 vescovi per discutere la risposta da dare a ciò che Cipriano chiamava " L'amara ostinazione del nostro fratello Stefano". Come parte della loro risposta questi vescovi chiarivano che non vi era alcun successore di Pietro e che non vi era alcun papa e nessun supremo vescovo. Loro scrissero:"Perchè nessuno di noi può accampare di essere il vescovo dei vescovi, ne per un tirannico errore nessuno di noi può esercitare coercizione o chiedere ai colleghi vescovi di essere a lui ubbidienti, dato che ogni vescovo, secondo la sua libertà e potere, ha il suo proprio diritto di giudizio e non può essere giudicato che da se stesso piuttosto che essere giudicato da un altro".

In altre parole abbiamo la prova che almeno fino al 258 A. D. la chiesa non aveva alcuna supremazia papale. In un'altra occasione, sempre parlando della successione di Pietro Cipriano riconosceva che la chiesa era una chiesa governata localmente dai vescovi.

"Quindi, attraverso i cambiamenti dei tempi e delle successioni, l'ordinazione dei vescovi ed il piano della chiesa vanno assieme, così che la chiesa è fondata sui vescovi ed ogni atto della chiesa e' controllato da essi. Io mi meraviglio che alcuni, con sfidante temerarietà, hanno scelto di scrivermi in nome della chiesa." Al tempo del concilio di Nicea, Silvestro era il vescovo di Roma 325.a.d. Se era veramente il successore di Pietro e quindi capo della chiesa avrebbe dovuto essere lui ad indire il concilio ed a presiederlo, invece il concilio fu fatto a sua insaputa da Costantino che lo presiedette e la cosa più importante e' che Silvestro neppure partecipò al concilio e quindi non ebbe nessuna parte in esso. In più a Silvestro non fu mai chiesto di ratificare niente di ciò che fu deciso in tale concilio.