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I Tre Testimoni del Libro di Mormon

Il Libro di Mormon, testo sacro del Mormonismo, tradotto dal fondatore Joseph Smith da delle tavole d'oro scritte, da lui ritrovate in seguito ad una visione, e che completata la traduzione nel 1829 dovette restituire all'angelo Moroni. Prima della loro restituzione gli venne ordinato tuttavia di mostrarle ad alcuni testimoni.


I Tre Testimoni

I primi tre testimoni, Oliver Cowdery, Martin Harris e David Whitmer, firmarono una dichiarazione giurata, posta all'inizio dell'edizione a stampa del Libro di Mormon, in cui dichiaravano con parole sobrie, che "un angelo del Signore scese dal cielo e portò le tavole e ce le pose dinanzi agli occhi, e che noi abbiamo guardato e visto le tavole e quanto su di esse era inciso". Secondo queste parole stesse i tre testimoni ebbero dunque una visione mistica riguardante le tavole, che permise loro di attestare la loro autenticità.

Gli Otto Testimoni

Più tardi lo stesso Joseph Smith mostrò le tavole ad altre otto persone che giurarono che "Joseph Smith, il traduttore di quest'opera ci ha mostrato le tavole di cui si è parlato, che hanno l'apparenza di essere d'oro". Essi aggiunsero che "avevano visto e soppesato" le tavole. Tutti e tre i testimoni del primo gruppo e tre del secondo lasciarono in seguito la chiesa, anche se poi Martin Harris e Oliver Cowdery vi rientrarono. David Whitmer, pur senza mai far ritorno alla Chiesa mormone, scrisse nel 1881 un opuscolo che smentiva le dichiarazioni apparse nell'Enciclopedia Americana e nell'Enciclopedia Britannica, secondo cui i tre testimoni avevano rinnegato la loro dichiarazione solenne sull'origine divina del Libro di Mormon. "Voglio dire", egli scrisse, "che mai in nessun momento l'ho rinnegata, nemmeno in parte. Attesto inoltre che neppure O. Cowdery e M. Harris hanno mai in nessun momento ritrattato la loro dichiarazione in proposito" (Opuscolo, Richmond, Missouri, 19 marzo 1881).