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Anche John Lowe Butler nella sua biografia parla dell'ispirazione del profeta [1] grazie alla quale riuscì a salvare la sua vita e quella della sua famiglia. "Decidemmo di cavalcare sino a Far West a 14 miglia da dove vivevamo, e io vidi il fratello Joseph Smith. Lui abitava là. Mi chiese se avessi portato via la famiglia. Gli dissi di no, non l’avevo fatto. "Allora," disse, "Va a prenderli subito e non passare un’altra notte là" "Ma," dissi "Non voglio essere un codardo." "Va e fa’ come ti dico," disse lui. Così ripresi la via di casa e arrivai due ore dopo che si era fatto buio. Allora dissi a mia moglie:"Dobbiamo fare i bagagli e partire direttamente, fratello Joseph mi ha detto di andare." Mia moglie era molto felice perché desiderava andarsene già da molto tempo. Così caricammo un carro, poi ne prendemmo uno vuoto e lo portammo sino a casa di fratello Taylor a circa un miglio e mezzo di distanza e mia moglie e Melinda Porter, una giovane donna che abitava con noi e insegnava a scuola esse caricarono il carro per il tempo che ero tornato e noi partimmo sul far del giorno.... Verso l’alba o poco dopo, fratello Gee vide a distanza un grande gruppo di uomini. Pensava fossero una trentina. Li guardò andare verso la casa e circondarla. Allora corse da Taylor a dir loro che erano tutti morti, supponeva, e quando ci vide disse: "Oh, sono così contento che voi siate qui perché ci sono almeno 30 uomini a casa vostra per sterminarvi." Allora vidi la mano del Signore che guidava il fratello Joseph Smith nel dirigermi a portar via la mia famiglia. Se non l’avesse fatto, probabilmente saremmo stati tutti uccisi, e mi sentii di ringraziare Dio con tutto il mio cuore e anima.

John Lowe Butler, "John Lowe Butler Autobiography, Long Version," in William G. Hartley, My Best for the Kingdom (Salt Lake City, Utah: Aspen Books, 1993), 392; see also "Autobiography of John Lowe Butler," typescript copy, BYU Special Collections, Harold B. Lee Library, Provo, Utah.