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Benjamin F. Johnson illustra un altro lato del carattere del profeta mormone Joseph Smith[1]: la sua grande ricettività ad accogliere i suggerimenti dello Spirito Santo. Nella sua biografia scritta alla fine dell'800 riporta un episodio avvenuto nel tempio di Nauvoo[2],di cui egli fu il protagonista. Prima che il tempio fosse dedicato Joseph Smith aveva deciso di impartire a tutti i lavoratori del tempio una benedizione in compenso del loro lavoro. Radunò la congregazione dei santi e poi cominciò ad impartire le benedizioni. B. Johnson riporta:"Avevo frequentato tutte le riunioni, ascoltato le benedizioni date e sentito una grande gioia in queste parole profetiche che mi riempivano e mi eccitavano. Tuttavia, per tutto quel tempo pensavo che queste benedizioni sarebbero state solo per quelli che avevano lavorato al tempio con le loro mani, e siccome io non ci avevo lavorato, non essendo abbastanza forte per quel lavoro, non avrei ricevuto alcuna benedizione, e mi rattristava molto pensare che forse a causa della mia negligenza, sarei stato privato di ciò che mi pareva più degno di tutte le cose di questa terra. Quando si arrivò all’ultimo giorno delle benedizioni io ero accanto alla porta, in mezzo ad una folla riunita e oh, come bramavo una benedizione! E mentre si stava impartendo l’ultima il profeta guardò verso la porta dove stavo io, e disse a suo fratello Hyrum: "Va a vedere se c’è qualcun altro che dev’essere ancora benedetto ". Fratello Hyrum venne alla porta, e vedendomi, mi mise la mano sulla spalla e mi chiese se avessi lavorato al tempio. Io dissi, "No signore," ma mi sembrò di seppellire con quella frase le mie speranze più profonde. Allora lui mi chiese se avessi fatto qualcosa per il tempio. Pensai a un fucile nuovo che avevo guadagnato e poi dato in donazione, e ai mattoni che avevo aiutato a fare. Dissi: "Ho dato spesso." "Lo pensavo" rispose "C’è una benedizione per te," e quasi mi portò al pulpito. Il profeta mi benedisse, con una confermazione di tutto ciò che suo padre aveva suggellato su di me, e molto di più. Allora sentii che il Signore aveva rispetto per il mio grande desiderio. Anche se ero il più giovane e l’ultimo ad essere benedetto mi pareva un grande privilegio. Quando il profeta aveva guardato verso la porta io avevo sentito come se mi chiamasse, sebbene non potessi capire come avessi meritato un privilegio così grande. Ma era così, e la mia gioia era piena".

Benjamin F. Johnson, My Life's Review (Independence, Mo.: Zion's Printing and Publishing Company, 1947), 22-23.